Federfarma: Valorizzare la farmacia come front office del sistema sanitario

Le oltre 18.500 farmacie italiane, di cui 2mila circa aperte di notte, sono un vero «front office del Sistema sanitario nazionale». E sulla scia di questa constatazione, bisogna «riconoscere la farmacia dei servizi come valore aggiunto del sistema e stabilire elementi di uniformità nella gestione della distribuzione per conto dei farmaci (ovvero l’erogazione di farmaci, acquistati dalla Asl, da parte delle farmacie convenzionate). Ma anche cercare, tramite un percorso condiviso con le regioni, una soluzione definitiva al problema del cambio di remunerazione per le erogazioni di farmaci in regime convenzionato con il Ssn». Sono questi gli obiettivi di Federfarma, legati al rinnovo della convenzione farmaceutica nazionale illustrati dal presidente Marco Cossolo agli Stati generali della farmacia italiana, in corso a Roma. Un appuntamento che nonostante l’emergenza neve nella capitale ha messo a confronto oltre 2mila farmacisti provenienti da tutta Italia, imprese, politica e istituzioni. Sullo sfondo un ampio ventaglio di temi, dalla formazione all’accesso alla professione. Dal consolidamento delle farmacie rurali al superamento dell’«anomalia più grave» costituita dalle parafarmacie e dai corner dei supermercati, «presidiati da farmacisti e autorizzati alla vendita di medicinali senza ricetta».

Snodo strategico per lo sviluppo

La grande partita della farmacia dei servizi è di fatto uno snodo strategico per lo sviluppo del settore, dopo anni di “stagnazione” dell’assistenza farmaceutica territoriale. Con quattro diverse declinazioni: servizi di front office; servizi professionali; servizi cognitivi; assistenza farmaceutica domiciliare. «Sperimentazioni da supportare e monitorare, cercando sinergie con la filiera», continua Cossolo. Un cambio di rotta anche culturale indispensabile per intercettare una domanda di salute in crescita e giocare un ruolo da protagonisti nella rete della presa in carico del paziente cronico. Un passaggio che non ha mai trovato però una concreta attuazione nella convenzione con il Ssn. Soprattutto perché temuto come occasione di maggior spesa, ossia, di erogazione incontrollata di prestazioni. A rivelare i limiti di questo approccio, l’attività di punta della farmacia dei servizi, ovvero gli interventi delle farmacie sull’aderenza alle terapie e, quindi, sulla riduzione dei costi evitabili (ricoveri, accessi al pronto soccorso).

A titolo di esempio, Federfarma ricorda che in una Regione come il Lazio, tali costi si aggirano intorno al 33% della spesa sanitaria complessiva. Studi riportati anche da Aifa (Agenzia italiana del farmaco) dimostrano come il tasso di aderenza in alcuni casi si aggira intorno al 40-50 per cento. «Pertanto, è evidente – sottolinea il presidente Federfarma – come l’aumento anche di soli di 10-20 punti percentuali possa comportare vantaggi rilevanti, sia per la salute dei pazienti, sia per risparmi economici». Per queste ragioni, sarà necessario promuovere, organizzare e supportare progetti che documentino ulteriormente l’efficacia dell’attività del farmacista nel migliorare i tassi di aderenza e far riconoscere a livello di Convenzione Ssn questa funzione e la relativa remunerazione. Proprio nella cornice della nuova convenzione, gli aspetti da focalizzare sulla sfida della Farmacia dei servizi sono due: «Classificare e far riconoscere la gamma dei servizi erogabili e remunerabili e negoziare al meglio gli aspetti economici, come il mantenimento dell’erogazione di contributi (0,02% e 0,15%) e dell’acconto».

Distribuzione per conto, serve un nuovo modello

Capitolo a parte, ma sempre di competenza del tavolo per il rinnovo convenzionale è la distribuzione dei farmaci per conto. «In realtà è Federfarma stessa – si legge nei documenti della sessione – che ha voluto investire il tavolo del problema, a causa dell’enorme variabilità esistente nelle diverse regioni e nei diversi aspetti (elenchi in Dpc e remunerazioni), con situazioni che sono giunte ormai a livelli inaccettabili». Gli obiettivi sulla Dpc: evidenziare sprechi e far riconoscere costi di gestione della distribuzione diretta; evidenziare l’incongruente fenomeno della costituzione di costose reti di distribuzione, parallele a quella delle farmacie, con ovvi limiti nella qualità del servizio al cittadino. E infine studiare un nuovo modello di remunerazione che, tenendo conto dei trend di spesa e delle dinamiche di contenimento, preservi il valore professionale della dispensazione del farmaco Ssn.

Farmindustria: «Approcci value-based per le vendite ospedaliere»

Ma lo sguardo alle cifre degli esborsi pubblici per i medicinali va dato in un contesto più ampio, sottolinea Farmindustria. «In Italia non c’è eccesso di spesa farmaceutica: non servono vecchie ricette di tagli, ma nuovi modelli di gestione della spesa», ha detto Antonio Messina, vicepresidente di Farmindustria. I dati parlano chiaro. «La spesa farmaceutica pubblica procapite è inferiore del 30% alla media Big Ue, i prezzi dei farmaci sono più bassi del 15-20% rispetto alla media europea, I farmaci a brevetto scaduto rappresentano il 90% delle vendite in farmacia e l’Italia è il primo Paese per vendite di biosimilari in valore e in unità». Quindi, ha sottolineato Messina: servono «nuovi meccanismi di gestione della spesa farmaceutica. Ad esempio puntando sulla compartecipazione dei cittadini, con lo sviluppo della sanità integrativa e con il consolidamento di approcci value-based per le vendite ospedaliere».

Assogenerici: «Farmacie cruciali per diffusione medicinali equivalenti»

Lo slogan “Farmacia front office del Ssn”, coniato per riassumere il nuovo ruolo riconosciuto ai presidi sul piano normativo, prende semplicemente atto del fatto che farmacista, da mero “dispensatore” di farmaci, è diventato punto di riferimento per i pazienti, snodo insostituibile nella rete di sostegno e di informazione che ruota attorno al paziente e coinvolge anche il medico di Medicina generale e gli altri operatori sanitari presenti sul territorio. «Come aziende produttrici degli equivalenti -sottolinea Michele Uda, direttore generale di Assogenerici – non abbiamo mai fatto mistero del rapporto di fiducia che ci lega alle farmacie, perché grazie ad esse i farmaci equivalenti hanno avuto modo di farsi conoscere e apprezzare da parte dei pazienti».
E sul nodo della distribuzione diretta e per conto Assogenerici afferma con chiarezza che «La questione è delicatissima e cruciale: per essere pienamente “farmacisti” – spiega Uda – è necessario che i professionisti possano tornare a gestire tutti i medicinali che in modo artificioso sono stati sottratti alla dispensazione in farmacia. Abbiamo denunciato per primi e in tutte le sedi istituzionali le storture derivanti da interpretazioni estremamente eterogenee della legge 405/2001 che ha dato vita alle forme alternative di distribuzione farmaceutica».

© Riproduzione riservata – Fonte Il Sole 24 Ore

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