Farmaceutica italiana: nel 2018 sarà leader europeo

Si chiude un 2017 di alto livello per l’industria farmacologica italiana. Nelle esportazioni, addirittura, c’è stato un +73 per cento rispetto al 2010, e la produzione è stata in crescita del 21 per cento. Ma pure le stime annuali mostrano il segno ‘+’: 3% per la produzione, 12% per le vendite oltre il confine nostrano.

Il settore è florido, insomma, e dà lavoro: +2,3% l’occupazione nei primi nove mesi del 2017, +5% se si comprendono pure gli addetti alla produzione. Il che porta a 7 mila nuove assunzioni. L’Italia si è avvicinata alla Germania, che è la locomotiva d’Europa pure per i medicinali. Il 2018 potrebbe essere addirittura l’anno del sorpasso.

Il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, dice: “Saremo in grado, nel 2018, di superare le industrie tedesche e prenderci il primo posto”. Insomma, tutto meravigliosamente bene. O no? Ci sono incertezze sul mercato interno, una nuova governance che manca e il payback che resta.

Scaccabarozzi: “Gli investimenti, pari a 2,7 miliardi, sono quasi tutti altamente innovativi: dal biotech ai vaccini, dalle terapie avanzate alla digitalizzazione applicata a tutte le fasi d’attività. In 10 anni, il Sud Italia ha raddoppiato l’export, cresciuto maggiormente della media europea e italiana. Quindi abbiamo investito, credo in maniera oculata, in aree del Paese dove questi investimenti non li fa nessuno”.

Le ombre, dicevamo. “Per consolidare i risultati, la farmaceutica ha bisogno di certezze in più sul mercato interno, molto difficile. Le imprese a capitale estero hanno portato investimenti forti e trasmesso un’immagine positiva del Paese e quelle a capitale italiano non hanno delocalizzato, come si faceva negli anni ’90. Il 45% della crescita è dovuto infatti a produzioni nuove o nuovi prodotti, in un periodo di crisi, Le imprese lo hanno fatto e continueranno a farlo, ma necessitano di un segnale a livello politico”.

Il payback, ripiano per metà a carico dell’industria e per metà alle regioni degli sforamenti della spesa farmaceutica ospedaliera: “Un sistema obsoleto che costringe le imprese a restituire ogni anno 900 milioni e anche un miliardo, ed è un peccato perché si sottraggono queste risorse agli investimenti”.

 

Fonte: www.italyjournal.it

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